Ci sono giornate assolutamente buone in cui il tempo passato con Tartufino mi sembra tempo meraviglioso, ricco di gioia, di soddisfazioni, di momenti indimenticabili.
Ci sono giornate in cui ti sembra di aver messo al mondo un nano urlante che non conosce tregua. Un essere che chiede cibo ad intervalli regolari e che durante le pause non fa altro che lamentarsi, piagnucolare e disperarsi come se non ci fosse un domani incurante di ogni cosa tu stia facendo.
A nulla valgono canzoncine, coccole, passeggiate, preghiere, bagnetti, massaggini: Tartufino rogna e lo fa con una certa convinzione.
In queste giornate, ammetto, in me albergano sentimenti contrastanti: sono divisa tra la disperazione di non riuscire a capire quello che affligge il mio bambino e il profondo desiderio di fuggire.
Sono una pessima madre? Può darsi, ma io non ce la faccio a dire che sono meravigliose anche le giornate no. Non ce la faccio a dire che trovo ben spese quattro ore a cullare un bambino che strilla e che non trova pace. Poi lo faccio, perchè una parte di me si illude che serva a qualcosa, anche se così non è, dato che continua a piangere.
In queste giornate no mi chiedo che idea malsana mi sia venuta in mente quando ho deciso di volere un bambino.
...poi ci sono le giornate migliori e quasi quasi mi dimentico delle giornate no.
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